La nuova
moda si diffuse anche
in Inghilterra, sebbene
in toni attenuati e in
declinazioni conservatrici.
La tecnica dell’intarsio
trovò qui rare
applicazioni, perché gli
artigiani inglesi preferivano
lasciare in risalto le
venature naturali di
noce e mogano. Furono
ebanisti britannici inoltre
a ideare le gambe à cabriole (a
forma di S), con piedi
a zampa di leone, che
ben si adattavano ai
tavoli, alle sedie e
alle cassapanche del
periodo. Il corrispondente
britannico del rococò francese
fu lo stile che prese
il nome dall’ebanista
londinese Thomas
Chippendale, cui
va il merito di aver
trasferito nell’arredamento
delle case borghesi le
tipologie del mobile
di corte. Chippendale
propose nuovi motivi
ornamentali che rispecchiavano
il gusto per l’esotico
molto diffuso in quegli
anni: il suo stile fu
intelligentemente eclettico,
coniugando con i moduli
stile
Luigi XV elementi
gotici e soprattutto
cinesi (si vedano le
sedie con gambe e piedi
intagliati, i letti laccati
con baldacchino a forma
di pagoda e draghi agli
angoli ecc.).
Tra gli artigiani
inglesi dell’epoca
(1740-1760 ca.) si
distinsero coloro
che proponevano lo
stile cosiddetto
palladiano, una sorta
di adattamento settecentesco
delle forme rinascimentali
dell’architetto
italiano Andrea
Palladio (1508-1580).
Questo stile si diffuse
anche nelle colonie
americane, insieme
al rococò vero
e proprio, tra il
1740 e il 1780.
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